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Camelie a Villa Torlonia (Roma) Eventi,
storia e descrizione del progetto che si propone di ripristinare la collezione
di camelie dei principi Torlonia (secolo XIX) nei pressi dell’antica Capanna
Svizzera oggi denominata Casina delle Civette all’interno della Villa Torlonia
in via Nomentana a Roma.
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Perché
una collezione di camelie in Villa Torlonia? A
cura di Paola Lanzara, botanica e storica del Giardino |
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Per
fortuna ci soccorrono i viaggiatori stranieri che scrivono le loro
osservazioni su ciò che hanno visto, apprezzato emotivamente e annotato
nei loro taccuini di viaggio. Tornati a casa, pubblicano per comunicare
agli altri la viva sensazione del percorso, come fa monsieur Audot che,
nel 1840 a Parigi fa pubblicare “Notes sur le jardins d’une partie
d’Italie”. Egli, per Villa Torlonia, loda Giuseppe Jappelli perché
un lavoro così complesso e così innovativo quale la strutturazione di
un giardino paesaggistico dimostra sia il talento di un uomo ricco di
fantasia che le sue capacità d’ingegnere; inoltre,
in uno spazio non troppo grande, riesce a variare le scene del
giardino in modo mirabile. Per il viaggiatore francese una
sottolineatura particolare spettava alle camelie, la cui precoce
fioritura dava alla villa un tono vivace e particolarmente elegante. Un
boschetto di camelie circondava la parte posteriore del teatro con una
abbraccio di verde e , nel periodo di fioritura, di colore: ignare di ciò
che sarebbe avvenuto, le belle piante orientali hanno arricchito con le
loro corolle questo angolo di Villa Torlonia per un secolo. Ma
intervenne la guerra e dal 1944 al 1947 fu sede del comando
anglo-americano, durante questo periodo furono abbattuti 30 alberi di
camelie alti oltre tre metri per consentire movimenti più agevoli ai
mezzi militari. La testimonianza di due vecchie camelie dietro al
teatro, ci racconta di passate grandezze, ma poco più in là accanto
alla limonaia, un manufatto militare in cemento testimonia dopo
cinquantasei anni, la presenza e la quantità di autoveicoli, anche
assai pesanti, nella Villa. Caddero
le Camelie sotto le accette per facilitare il passo alle esigenze
militari ma il loro dolore ha lasciato il segno: chi, per straordinario
evento le ha viste da bambina, ce ne ha tramandato la bellezza e i
resoconti storici hanno fatto il resto. Villa
Torlonia è quindi rimasta priva di questo ornamento verde di grande
valore, in cui l’architettura vegetale pensata da Jappelli aveva la
funzione di mette in evidenza le strutture architettoniche: un modo
nuovo di vedere il giardino. Questa
storia ha sollecitato l’interesse del Garden Club romano e ci si è
domandato se era possibile restituire Poiché
non ci sono documenti che ci aiutano a rimettere ‘in situ’ ciò che
era stato tolto, cioè non c’è un elenco delle cultivars utilizzate
anticamente si è pensato di utilizzare un’area fresca e ombrosa
adatta alla piantagione delle camelie, accanto al viale che porta alla
Casina delle Civette. E’
stato indispensabile mettersi alla ricerca di camelie ottocentesche ma
poiché si tratta di inserirle in una Villa oggi affidata alla
Sovrintendenza ai beni Culturali – Servizio Ville e Parchi Storici di
Roma – era necessario cercare innanzitutto cultivar di origine
italiana. Dopo la
venuta in Europa dei primi esemplari di Camelia japonica L.
dall’Estremo oriente, la coltura di questa specie e conseguentemente
l’ottenimento di nuovi ibridi si è così diffusa nel nostro Paese da
far considerare l’Italia ‘seconda patria delle Camelie’,
facilitata dal fatto che da noi può essere coltivata quasi dappertutto
all’aria aperta ed in piena terra. Inoltre,
a Roma, verso il 1850 la comune passione per la camelia aveva riunito un
gruppo di persone di diversa provenienza che avevano formato l’insieme
dei ‘cameliofili romani’. Tra loro spiccavano i nomi del principe
Marcantonio Borghese, senatore di Roma e presidente della Società
Italiana di orticoltura (1814-1886), del conte Lavinio de medici Spada
(1801-1863) prefetto delle armi sotto Gregorio XVI dei Cappellari
(1831-1846) che quando si ritirò a vita privata si dedicò a studi di
botanica; tra di loro c’era anche il famoso ibridatore Tommaso Del
Grande le cui cultivars sono ancora oggi conosciute anche all’estero ,
Antonio Belardi e Mosé Mauri, capo giardiniere di Villa Pamphili alle
cui cure era affidata una collezione di 550 esemplari di camelie in 56
varietà, cinque delle quali ottenute dallo stesso Mauri. Nel 1855
si tenne a Roma la prima edizione della Mostra delle Camelie nel cortile
di Palazzo Doria Pamphili in via del Corso. In onore di questi ricordi,
in realtà poco conosciuti, il Giardino Romano Garden Club ha voluto, nel
restituire a Villa Torlonia le sue camelie, farle dono di una piccola,
anche se laboriosissima, collezione di camelie antiche dell’800 per
ricordare il passato volutamente con giovani individui che speriamo
raccontino al futuro questo lontano amore romano. |
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Villa Torlonia, Via Nomentana 19 - Roma Per informazioni chiamate l'Ente organizzatore: Giardino Romano - Garden Club telefono 06 35420828; e-mail: info@defiore.it |
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