Confrontiamo tra loro due testi che parlano della SOLITUDINE dell’uomo di fronte alla vita,che può spingere fino alla ricerca della morte vista come liberazione dalle sofferenze.
La POESIA è di Salvatore Quasimodo:
Ed è subito sera.
Ognuno sta solo sul cuore della terra
Trafitto da un raggio di sole:
ed è subito sera.
La canzone è di Domenico Modugno:
L’uomo in frack.
….
Solo va…un uomo in frack…
Ha il cilindro per cappello,
due diamanti per gemelli,
un bastone di cristallo,
la gardenia nell’occhiello,
e sul candido gilet
un papillon…
un papillon di seta blu…
S’avvicina lentamente, con incedere elegante
Ha l’aspetto trasognato, malinconico ed assente…
Non si sa da dove vien,
né dove va,
chi mai sarà quell’uomo in frack
Buona notte…
…
… … …
Sbadiglia una finestra
sul fiume silenzioso,
e nella luce bianca galleggiando se ne va…
un cilindro, un fiore, un frack…
galleggiando dolcemente e lasciandosi cullare,
se ne scende lentamente sotto i porti verso il mare,
verso il mare se ne va…
chi mai sarà…
chi mai sarà…
quell’uomo in frack…
Addio al mondo…
Ai ricordi del passato,
ad un sogno mai sognato,
ad un attimo d’amore
che mai più ritornerà…
Le canzoni, spesso, sono poesia in musica: analizziamo, ad esempio, il testo di una poesia famosissima e di una canzone molto nota.
La poesia è L’infinito di G. Leopardi e la canzone è Il cielo in una stanza di G. Paoli.
LA POESIA l’infinito ci fa capire che, con l’immaginazione, possiamo andare al di là di ciò che vediamo.
Nella canzone Il cielo in una stanza il protagonista non vede più le pareti ed il soffitto, ma un bosco al loro posto.
TESTO: L’INFINITO
Sempre caro mi fu quest’ermo colle
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interinati
spazi, di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morti stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Così in questa
immensità s’annega il pensier mio;
e il naufragar m’è dolce in questo mare.
TESTO:IL CIELO IN UNA STANZA:
Quando sei qui con me
questa stanza non ha più pareti…
ma alberi, alberi infiniti.
Quando tu sei vicino a me
questo soffitto viola
no, non esiste più..
Io vedo il cielo sopra noi,
che restiamo qui, innamorati
come se non ci fosse più
niente, più niente al mondo…
suona un’armonica
mi sembra un organo
che vibra per te per me
su nell’immensità del cielo
per te, per me…
Commento di Simone (10 anni) sulla poesia L’infinito.
Nonostante utilizzi termini antichi, la poesia riesce a creare una visuale della segregazione della persona,che ricorre all’immaginazione per vedere oltre la siepe del suo giardino.
Una canzone di MIA MARTINI: La nevicata del 56 confrontata con una poesia di RAINER MARIA RILKE:Inverno.
La magia della neve, che ricopre strade, tetti e monumenti appare, in entrambi i testi, come un elemento che apporta la PACE ed il SILENZIO, richiamando gli uomini a riflettere sulla propria interiorità.
Testo centrale della canzone LA NEVICATA DEL 56
E CHI L’HA VISTA MAI…
E ZITTA ZITTA POI…
LA NEVICATA DEL 56!
ROMA ERA TUTTA CANDIDA,
TUTTA PULITA E LUCIDA…
TU MI DICI DI SI’…
L’HAI PIU’ VISTA COSI’?
CHE TEMPI ERANO QUELLI…
Poesia di R. Maria Rilke: INVERNO
RESPIRANO LIEVI GLI ALTISSIMI ABETI
RACCHIUSI NEL MANTO DI NEVE.
PIU’ MORBIDO E FOLTO QUEL BIANCO SPLENDORE
RIVESTE OGNI RAMO, VIA VIA.
LE CANDIDE STRADE SI FANNO PIU’ ZITTE:
LE STANZE RACCOLTE PIU’ INTENTE.
RINTOCCANO L’ORE. LE SENTE
SMARRITO OGNI BIMBO,TREMANDO.
DI SOPRA GLI ALARI, LO SCHIANTO D’UN CIOCCO
CHE IN LAMPI E FAVILLE ROVINA.