I Fiori della vita 6

romanzo di Gaby

Capitolo sesto

Con indosso un minuscolo bikini, le braccia e le gambe abbronzate dal primo sole di giugno, ,i lunghi capelli castani raccolti sul capo, gli occhi, belli ma gelidi, protetti da enormi occhiali neri, Isabella prendeva il sole sul proprio terrazzo. Non pensava a nulla: l'esercizio di yoga necessario per rilassarsi pretendeva la totale mancanza di ogni occupazione della mente ed Isabella, perfezionista per tutto ciò che riguardava la propria persona, eseguiva coscienziosamente la ginnastica preferita. Entrò la cameriera con un mazzo di rose rosse " Signorina, il solito..." "Rimandale indietro!"
Sempre e ancora Gianluca : da una settimana, ormai, il giovane le inviava ogni mattina dei fiori, le telefonava tutti i pomeriggi per chiederle un appuntamento...ma lei faceva dire che non c'era e che non si sapeva dove fosse e quando tornasse. Era uscita con lui un paio di volte; il tempo di accorgersi che il giovane faceva sul serio , e subito aveva iniziato ad evitarlo, a non rispondere più ai suoi inviti. Giudicava Gianluca un bel ragazzo, simpatico ed in gamba, ma non era disposta a concedergli nulla più di una semplice amicizia. C'era stato un fugace bacio, tra loro, la seconda volta: al ritorno dal cinema, nel salutarla dinanzi al portone della sua casa, Gianluca si era chinato a sfiorarle i capelli, il collo e, in un impeto improvviso, le aveva sfiorato appena le labbra. Lei ne era rimasta sconcertata: quando, con un sospiro, l'aveva baciata con maggior forza ed intimità, non era stata capace di reagire e, quasi inconsciamente, aveva risposto al bacio; ma subito era poi fuggita in casa chiudendo il portone dietro le sue spalle.Era stato il suo primo bacio: a 22 anni, Isabella non aveva ancora avuto neppure un semplice flirt. Gli uomini restavano sempre intimiditi dalla sua alterigia e, pur affascinati dalla sua bellezza aristocratica ed altera, non osavano parlarle di amore. 
Lei si era chiusa sempre di più in se stessa: aveva paura dell'amore, come di un qualcosa che la rendesse fragile, che avrebbe prodotto dei cambiamenti troppo forti nella sua vita; la vita che lei aveva scelto e programmato fin da bambina, in cui prevaleva l'arte, la sua pittura, l'idea di divenire una famosa pittrice...e non c'era posto per altro.
Il bacio di Gianluca non l'aveva, però, lasciata insensibile: per un attimo aveva visto schiudersi davanti ai suoi occhi un'altra vita, la vita di una donna che amava ed era amata; quella sera Isabella aveva dimenticato il vestito da indossare per il ricevimento in cui avrebbe potuto conoscere gente importante per la sua carriera, ma, per un attimo, si era persa nei sogni di ogni adolescente.La mattina dopo, però, il breve attimo di follia era già passato: la notte aveva provveduto a richiudere quel piccolo spiraglio che si era aperto nella sua mente chiusa alla vera vita. Di nuovo, l'importanza di "farcela" a divenire qualcuno, e la consapevolezza che tutte le sue forze dovevano essere indirizzate a tale scopo, le aveva fatto mettere da parte l'idea dell'amore,spento ed abbandonato nel sottofondo della sua coscienza, dove andavano a finire tutte le cose considerate inutili o pericolose per il suo avvenire. Gianluca, per lei, era solo un episodio da dimenticare.
Fermo da un quarto d'ora dinanzi al suo portone, Gianluca non demordeva: prima o poi sarebbe uscita, ed avrebbe dovuto dirgli in faccia che anche lei non si era sentita sciogliere al calore di quel bacio. Non sapeva più cosa pensare: gli era sembrato, quella sera, con quel bacio e la sua risposta appassionata, di toccare il cielo con le dita...ed ora... lei si negava, non intendeva più vederlo!
Ma almeno una spiegazione sarebbe stata necessaria: non poteva scomparire così dalla sua vita; Gianluca sentiva che il loro incontro era un incontro tra due anime che si cercavano, sentiva che lei era l'unica donna che lui potesse amare e non intendeva arrendersi!Ed eccola apparire: i capelli raccolti a chignon, l'andatura agile sui tacchi altissimi, un filo di trucco che la rendeva perfetta...e tutta l'ira di Gianluca svanì, il suo coraggio venne meno...restò a guardarla senza osare parlarle o fare un passo verso di lei. Isabella, da parte sua, vedendo Gianluca, aveva provato stizza e nervosismo, ma, nello stesso tempo, stupidamente, si sentì contenta di rivederlo, ma solo per un attimo. Quel giorno doveva sostenere un esame importante; perciò, quando Gianluca la salutò e le chiese come stava, rispose che stava bene ed aveva tanta fretta...perciò non poteva fermarsi a parlare con lui. La macchina di Isabella scomparve e Gianluca, fermo nel sole, restò a guardarla allontanarsi chiedendosi cosa avesse mai quella ragazza per averlo così stregato, e perché si comportasse in modo tanto freddo con lui.
" Ciao, Roberta, vieni qui: ti presento il mio amico Francesco" Roberta andava spesso a trovare Cecilia in clinica, portandole un po' di sani pettegolezzi ed il sole di Roma. Quel giorno, con Cecilia, c'era Francesco, . Di media statura, magro, il viso non bello ma interessante, attraversato da una piega amara, i grandi occhiali neri a coprire i suoi occhi non vedenti, Francesco aveva un temperamento calmo, paziente e nello stesso tempo, forte: a18 anni, durante un pazzo Capodanno, era stato colpito ad un occhio da un razzo:tutte le cure erano state inutili e l'occhio ferito aveva, a poco a poco, reso cieco anche l'altro; così, a 25 anni, Francesco era un non vedente , ma non si arrendeva. Era in quella clinica perché sperava in un intervento, molto pericoloso, che avrebbe potuto ridargli la vista. Intanto, nonostante la sua infermità, era riuscito a diplomarsi ed a trovare un buon lavoro nel campo dei computer: i tasti del computer erano i suoi occhi, la sua voce, il suo orecchio. Un giorno, passeggiando nel parco della clinica, mentre attendeva che fossero fatti tutti gli esami necessari, aveva incontrato Cecilia e, subito, era nata fra loro un'amicizia.Cecilia aveva già parlato a Roberta di Francesco, e Francesco sapeva tutto di Roberta, ma finora non si erano mai incontrati. Roberta fu stranamente attratta da quell'uomo così diverso dai ragazzi che era solita frequentare,e, stringendo fra le sue la sua mano scarna e, nello stesso tempo, sicura, aveva sentito il cuore stringersi di commozione e di un'altra sensazione indefinita, mai provata prima. "Sono lieto di conoscerla. Cecilia mi ha tanto parlato di lei che posso quasi vederla, anche se non ho più la vista; so persino il colore dei suoi occhi!"Avevano parlato a lungo, loro tre, ed il tempo era passato in fretta. Roberta restò colpita dall'estrema sensibilità, dal coraggio, dalla forza interiore di Francesco. Tornò spesso a trovare Cecilia ma si accorgeva che, se non c'era anche Francesco con loro, sentiva la sua mancanza. Cecilia aveva capito che fra Roberta e Francesco stava nascendo una simpatia, e faceva in modo di farsi trovare spesso con lui, quando sapeva che veniva a trovarla.
Francesco, da parte sua, non osava chiedere molte notizie a Cecilia su Roberta, né voleva manifestare il proprio interesse, consapevole della propria infermità: forse, se il miracolo tanto desiderato si fosse avverato...anche lui avrebbe potuto sognare l'amore, come tutti i ragazzi del mondo, ma ancora non osava sperare che una ragazza potesse interessarsi a lui.