I Fiori della vita 5

romanzo di Gaby

Capitolo quinto

" Salve, mamma! Ciao, papà! Fermi, voi due, cosa avete da essere tanto eccitati?" Roberta rientrò cinguettando dalle lezioni all' Università: aveva già dimenticato la baruffa con Giorgio; anzi,era stata riaccompagnata a casa in macchina da Giancarlo, un ragazzo molto simpatico e che da un pezzo le faceva la corte. Parlando in macchina con Giancarlo, si era accorta di non sentire affatto la mancanza di Giorgio; ormai era certa che la sua "cotta" per Giorgio era stata una semplice infatuazione, ma che non l'amava affatto.
"Fai silenzio, ora: c'è di là il dottore" La madre la richiamò all'ordine ed i suoi pensieri da romanzo rosa svanirono come bolle di sapone, spazzati via dal pericolo imminente: " Il dottore? Chi è che sta male? Forse il papà..."Ma ecco farsi avanti l'anziano medico di famiglia, che si rivolse alla madre di Roberta: " Cara signora, non credo che la ragazza abbia nulla di grave, ma è fortemente deperita, non ha quasi più voglia di vivere; è molto depressa , perciò statele accanto ed avvertite i suoi genitori: io le ho dato dei calmanti, ma ciò che più le occorre è l'affetto!"
Immediatamente Roberta capì che il medico stava parlando di Cecilia, che aveva voluto essere accompagnata a casa di Roberta da Giorgio, fidandosi della cara mamma della sua amica."Mamma, ma cosa è successo a Cecilia? Cosa ha? " "Nulla di particolarmente grave fisicamente, ma soffre molto_ le rispose il dottore- cerca, almeno tu, di tirarle su il morale con le tue birichinate!" Ed il dottore se ne andò, dopo aver dato un buffetto alla guancia di Roberta, che aveva visto nascere e curata per tutti i suoi 18 anni.
Immediatamente Roberta si recò da Cecilia, che stava riposando nella sua camera:aveva gli occhi socchiusi e cerchiati dalle occhiaie, il volto pallido, il respiro corto ed affannoso
Senza far rumore, Roberta socchiuse le tapparelle della finestra e si allontanò, chiudendo piano la porta, sconvolta da quest'ultimo avvenimento. Incontrò lo sguardo preoccupato di Giorgio, che era rimasto ad aspettare, si rese conto di quanto fossero futili i loro battibecchi e gli sorrise, guardandolo con occhi nuovi, come un vero amico...nulla di più.Lo ringraziò per aver accompagnato Cecilia a casa sua, e rimase con lui a chiedersi quale fosse il motivo della tristezza della loro amica: improvvisamente, entrambi erano divenuti adulti. 
Le infermiere erano tutte molto gentili con lei, nella lussuosa clinica in cui i suoi genitori l'avevano fatta ricoverare per riprendersi dall' "esaurimento nervoso" , senza capire che sarebbe stata molto più utile la loro vicinanza alla figlia, che stava passando un brutto momento.
Roberta era in clinica solo da due settimane, ma, grazie alle cure ed agli amici che venivano a trovarla, aveva già ripreso a "vivere" la vita:si sentiva più sollevata, era in grado di apprezzare i piccoli miracoli della natura, era rinfrancata dall'affetto che le dimostravano i suoi amici, e si rendeva conto di quanto li avesse trascurati persa dietro il fantasma di Gianni... Gianni...a volte, la notte, si svegliava ancora tutta sudata, e nelle orecchie le rimbombavano le parole scritte sul biglietto : " non ti ho mai amata...", allora ricordava i momenti più belli del loro amore e sentiva un nodo stringerle la gola, un incubo inseguirla ricordandole che tutto era finito...forse per colpa sua...perché aveva sbagliato in qualcosa.
Fortunatamente aveva con lei in stanza Claudia, una biondina in cura per l'anoressia che l'aveva colpita a 12 anni, che la rincuorava con un sorriso; di notte, se si svegliava urlando per gli incubi, la voce dell'infermiera interveniva a tranquillizzarla, e lei si riaddormentava spossata.
Accanto alla clinica per malattie nervose, vi era un Centro chirurgico per Oculistica. I due istituti avevano il Parco in comune e, proprio passeggiando nei suoi viali, Cecilia aveva incontrato Francesca, un bellissimo ragazzo biondo non vedente, in attesa di essere operato per riacquistare la vista perduta in seguito ad una grave malattia. Con lui aveva fatto amicizia, e si era resa conto di quanto coraggio avesse, Francesco, nell'affrontare la vita e nel viverla con gioia, pur se privato della vista; si era resa così conto di quante persone fossero molto più sfortunate di lei...lei che si era lasciata abbattere da una delusione amorosa.
" Ciao, Cecilia, come stai ? Ti trovo bene!" La mano forte e quadrata di Giorgio strinse quella esile e bianca di Cecilia; veniva a trovarla quasi tutti i giorni, Giorgio, ed aveva imparato ad apprezzare la sua ritrosia, la sua apparenza così indifesa; dal canto suo, Cecilia si sentiva rassicurata e protetta dalla generosità e spontaneità di Giorgio. 
La seconda volta che era venuto in visita, l'aveva vista da lontano,con la testa reclinata su una spalla, semisdraiata su una panchina, lo sguardo sperduto verso l'orizzonte ed immediatamente aveva sentito l'impulso di proteggerla: non avevano parlato molto, quel giorno, e Giorgio aveva cercato di farla ridere raccontandole sciocche barzellette...ma, da allora, era andato spesso a trovarla, si erano scambiati molte confidenze ed a lui, più ancora che a Roberta; Cecilia aveva raccontato la sua triste storia d'amore. Giorgio l'aveva fatta subito apparire meno importante di come lei la considerasse, ed insieme avevano anche un po' riso dell'amore e della gioventù.
A poco a poco, Giorgio aveva incominciato a leggere nei suoi pensieri, a comprenderla, e sentiva che era sempre più attratto da lei: aveva però paura che fosse troppo presto per parlarle d'amore e per farle dimenticare la squallida figura di Gianni, perciò si contentava di starle vicino.
Anche Cecilia traeva molta forza dalla presenza rassicurante di Giorgio e, nei giorni in cui non veniva a trovarla, si sentiva sperduta.
Quel giorno, complice l'atmosfera primaverile di maggio, Giorgio si sentiva particolarmente attratto da Cecilia, che gli chiedeva notizie sui suoi esami e, all'improvviso, spinto dalla forza dei 20 anni, l'aveva attirata a sé per baciarla...ma subito l'aveva sentita irrigidirsi e girare la testa di scatto, così che era appena riuscito a sfiorarle la guancia. Ora erano entrambi tesi ed imbarazzati, e Giorgio si malediceva per non aver saputo aspettare;Cecilia si allontanò quasi correndo, con un semplice "Ciao " appena sussurrato e lui rimase a guardarla, il cuore ormai stretto in una morsa : era veramente innamorato di lei, non era un'avventura come le altre.
Mentre tornava nella propria stanza, da parte sua, Cecilia provava un groviglio di sensazioni: l'atto di Giorgio l'aveva sorpresa ma anche lusingata e, anche se d'impeto si era scansata, aveva, per un attimo, provato il desiderio di lasciarsi stringere dalle sue braccia forti; aveva però ancora troppa paura di amare, di essere delusa un'altra volta!!