I Fiori della vita 4

romanzo di Gaby

Capitolo quarto

La spiaggia, in aprile, era quasi deserta; Gianluca camminava lungo il mare con il cuore allegro, convinto che tutta la vita stesse ad aspettare solo lui, felice come lo si può essere a 25 anni, con una laurea da architetto e tanti sogni nel cassetto! Da qualche anno già lavorava per l’azienda del padre, imprenditore edile, ma ora avrebbe voluto crearsi una propria vita, una “sua” posizione, raggiungere il successo per merito personale, e non perché era “ un figlio di papà”.Alto, un po’ robusto, con capelli biondissimi ed occhi azzurri, avrebbe potuto avere fortuna con le donne, ma finora non aveva ancora avuto una relazione seria: eppure, in cuor suo, desiderava avere accanto una ragazza con cui confidarsi, da cui ricevere confidenze, qualcuna che lo facesse sentire meno solo e capisse i suoi progetti.In quel momento, comunque, il suo cuore era pieno di gioia davanti allo spettacolo della natura: le onde spumeggianti del mare, il rosso acceso del sole al tramonto,la rena dorata…ed ecco, laggiù, il suo angolo preferito;un gruppo di rocce quasi accarezzate dall’acqua ,il cui suono nell’infrangersi contro gli scogli aveva il sapore di una nenia antica. Gianluca si diresse di corsa verso il proprio angolo preferito per pensare e riflettere sul proprio avvenire, quando “la” vide.

I lunghi capelli castani erano scompigliati dal vento, la figura snella ma flessuosa era chinata sulla tela, mentre la mano sinuosa e delicata, dalle lunghe dita affusolate, tracciava, con il pennello imbevuto di colore, linee decise. Gianluca rimase incantato ad osservare il profilo della giovane pittrice, le cui lunghe gambe sode erano delineate dalla malizia del vento, che le faceva aderire il corto vestito azzurro.Quando si girò a guardarlo, Gianluca si accorse che gli occhi erano verdi, come uno smeraldo purissimo; la bocca, sottile e nuda, senza rossetto, lasciava intravedere il bianco splendore dei denti perfetti; la linea alta e sottile del collo la rendeva simile ad un cigno. Fu un vero e proprio colpo di fulmine: per un attimo, Gianluca sentì il cuore fermarsi nel suo petto,poi fu pervaso da una struggente sensazione di calore che fluiva lungo tutto il suo corpo.

Rimase a guardarla incantato e non rispose neppure quando lei gli chiese se aveva indovinato il colore del mare, già scuro verso il tramonto, ma brillante dei reggi del sole. Così, come in una favola, per caso, conobbe Isabella…e non trovava nulla da dirle.

In realtà, colei che gli era apparsa come una fata, era una ragazza orgogliosa, superba, indifferente agli altri, tesa soltanto a soddisfare i propri desideri. Sapeva di far colpo sugli uomini, che subivano invariabilmente il suo fascino, e si divertiva con loro, a stuzzicarli per vederli arrossire imbarazzati. Per Isabella l’amore era inutile, anzi, lo disprezzava, perché aveva il potere di indebolire l’animo umano. Forse neanche si era veramente accorta di Gianluca e di come la stesse fissando. Dopo aver dichiarato che il colore del mare era stupendo come tutto, nel quadro, Gianluca si fece coraggio e provò a chederle come mai si trovasse in quel luogo, da dove veniva, come si chiamava…ma la Dea era di nuovo salita sul proprio piedistallo e continuava, imperterrita, a dipingere, senza degnarlo più di uno sguardo !

“ non abbiamo più nulla da dirci ! Per favore, vai pure con una ragazza più seria di me ! io sono una “civetta”, non lo sapevi?”Roberta stava così apostrofando Giorgio che cercava inutilmente di far pace con lei, finchè: “ Senti, non capisco perché mi tratti come un nemico! In fin dei conti, fra noi c’è solo qualcosa in più di una tenera amicizia-esplose Giorgio- Ho capito che non ci prendiamo affatto come carattere, ma non credi che, anche se fra noi non c’è stato né può esserci il vero amore, possiamo rimanere amici e non litigare per ogni sciocchezza ?” Raccogliendo tutte le proprie forze per salvare il proprio orgoglio, Roberta, che pure era consapevole di non essere veramente innamorata di Giorgio, ma cui scocciava che fosse lui per primo a dichiararsi soltanto amico, rispose: “Ma tu per me non sei mai stato altro che un amico: cosa credevi?”

Ah, sì? E sei abituata a baciarli tutti come me, i tuoi amici?” davanti a Giorgio ora c’erano soltanto le spalle di Roberta, che si era allontanata con un lampo di sfida e di rabbia negli occhi.

Raggiunse così all’Università Luciano, il suo amico, che trovò impegnato a parlare con Cecilia: con entrambi si sfogò riguardo il carattere  irruento di Roberta, ma Cecilia difese con tutta se stessa l’amica rimproverandolo di essere lui troppo geloso, possessivo e di non sapere prendere Roberta con dolcezza, come meritava. Giorgio rimase stupito da come Cecilia difendesse l’amica; soprattutto, per pochi minuti, il velo di tristezza che velava sempre i suoi occhi si era dissipato … Giogo si trovò a riflettere su come non avesse mai fatto veramente caso a come potesse apparire bella Cecilia, quando diventava viva e decisa .

Dopo un poco, mentre lui e Luciano si stavano incamminando verso un Bar, all’improvviso, Giorgio vide Cecilia, che si era allontanata per conto suo sul marciapiede, impallidire e scivolare giù, con gli occhi chiusi. Immediatamente l’avevano soccorsa e portata in un bar per bere un bicchiere d’acqua, ed infine Giorgio, non fidandosi delle sue condizioni di salute, l’aveva riaccompagnata a casa.Ora il volto pallido di Cecilia era abbandonato sullo schienale del divano, mentre le labbra, ancora esangui, tremavano visibilmente!Ed ecco che all’improvviso, lungo le guance di Cecilia, persa nella visione del “suo” Gianni lontano, presero a scendere delle lacrime.

Sapeva anche prima che fra loro tutto era finito, ma l’incontrarlo per caso, poco prima, e vederlo passare senza neanche lanciarle uno sguardo, con arroganza ed indifferenza, l’aveva sconvolta!Ora neanche più i suoi ricordi avrebbero potuto essere più belli, poiché tutto le appariva falso e subdolo.

Perché? Perché doveva soffrire così? Perché nessuno le voleva bene, mentre lei sentiva di avere tanto amore da dare?Finalmente Cecilia si abbandonò al pianto ed alla disperazione, incurante del fatto che Giorgio stesse a guardarla, senza spere che fare né che dire, sconvolto da tanto dolore, di cui non sapeva il significato.