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Capitolo
Secondo
Sola nella propria stanza, la lettera di Gianni aperta sul tavolo, Cecilia ripensava alla serata appena trascorsa. Come attraverso le onde del mare, con un ritmo impressionante, le voci di Roberta e dei suoi amici ancora rimbombavano nelle sue orecchie: suoni senza significato.
Non riusciva a pensare: era come sospesa in un velo di lacrime e rumori confusi.
A poco a poco, i geroglifici neri del foglio bianco acquistarono una propria forma, divennero segni, parole:
" Non ti ho mai amata, sei stata per me soltanto una splendida avventura...indimenticabile...ma solo un'avventura. Ti dico questo perché sto per partire e non voglio ingannarti, né farti soffrire inutilmente: non immaginavo tu mi amassi fino a tal punto. Ho vergogna di me stesso. Perdonami. Gianni."
Era questa dunque la vita? La gioventù e l'amore su cui aveva tanto fantasticato? Era tutto un inganno; forse non valeva davvero vivere...per soffrire!
Solamente due mesi prima era felice, felice come non aveva mai creduto possibile! Erano state giornate indimenticabili, piene di baci e carezze in cui aveva lasciato, ogni volta, un po' di se stessa.
Il suo primo amore:tutte le sue speranze, il suo avvenire, la sua felicità! Per un attimo le parve che il bel volto forte ed abbronzato di Gianni le sorridesse accanto, in quel modo scherzoso ed ironico che gli era proprio, e Cecilia udì distintamente la sua voce un po' roca e profonda mormorare, come un tempo, parole d'amore. Provò l'impulso di accarezzare i suoi capelli neri, ma la sua immagine scomparve e le lacrime accecarono ancora una volta i suoi occhi!
Ricordava le lunghe passeggiate a Villa Borghese, la " loro" panchina che aveva accolto i loro abbracci ed il rosso tramonto del Pincio.
Poi, un giorno, all'improvviso, lui non era venuto all'appuntamento stabilito e sola, seduta su "quella" panchina, Cecilia, per la prima volta, aveva sentito qualcosa spezzarsi dentro di lei, un senso d'angoscia e d'abbandono: provava la sensazione che il suo cuore si fosse spezzato, soffocato da una mano enorme, che saliva fino alla gola, per soffocarla. Cecilia aveva immediatamente compreso che non si trattava di un malinteso, di un ritardo, di un imprevisto: sapeva perfettamente che non l'avrebbe più rivisto ; il suo corpo non dipendeva più dalla sua mente, dalla sua volontà: era percorso da un tremito irrefrenabile e lei non riusciva neanche ad alzarsi dalla panchina.
Il giorno dopo, senza una telefonata, senza un 'e-mail, le era arrivata la lettera, messa direttamente da Gianni nella sua casella: quella lettera, ora, era davanti a lei, ma non riusciva a darle alcuna spiegazione, né, tantomeno, alcun conforto.
" Carina, vero, la mia ragazza?" stava chiedendo Giorgio all'amico Luciano. " Un giorno di questi, mi convertirà al grande amore! Sembra sempre che scherzi, ma ho l'impressione che invece prenda tutto molto sul serio...ma io non ho intenzione di essere preso al laccio.. da qui ad almeno altri dieci anni. Sono troppo giovane per impegnarmi in un rapporto vero!"
Fermandosi un attimo per accendere una sigaretta ( non riusciva proprio a togliersi quel dannato vizio) Luciano rispose:
" Carina, sì, parecchio, ed anche molto spiritosa! Peccato che la sua amica sembrava stesse partecipando ad un funerale...non sono riuscito a scambiare più di due parole con lei! Le sarò antipatico, oppure avrà già un fidanzato moto geloso!"
"Roberta-aggiunse Giorgio _ mi ha sempre detto che non sta con nessuno, e che non è mai stata innamorata! E' soltanto un tipo taciturno"
" Allora, un'altra volta, fammi il piacere di dirle di portare un'amica un po' più spiritosa! Accidenti, guarda che sventola!"
Entrambi si voltarono al passaggio di una bruna formosa...poi ripresero a parlare dei loro studi, delle loro amicizie, del campionato di pallone : Giorgio era della Roma mentre, naturalmente, Luciano era un tifoso della Juventus.
Roberta e Cecilia stavano recandosi insieme da un Editore, che aveva notato le poesie ed i romanzi di Cecilia sul sito Internet, e le aveva proposto la pubblicazione di un romanzo: era l'occasione tanto attesa da Cecilia, e, se la storia con Gianni fosse continuata, la sua felicità sarebbe stata completa; così, le sembrava inutile anche questa grande occasione, per cui avrebbe fatto scintille fino a poco tempo prima.
Osservando il volto triste, i lineamenti tirati, lo sguardo opaco di Cecilia, Roberta non ne potè più e l'apostrofò: "Si può, sapere, insomma, cosa hai? Ieri sera sembravi una mummia imbalsamata e mi hai fatto fare una pessima figura con Luciano, che tra l'altro è anche un bel ragazzo, simpatico e divertente; oggi, sembra che vai a firmare la tua condanna a morte...è un bel po' di tempo che non sei più tu! Cosa ti è successo? Perché non vuoi confidarti con me? Eppure, io ti ho detto sempre tutto di me, sai che ti sono veramente amica, e non andrei in giro a spettegolare su di te. Dimmi cosa ti è successo!"
" Ma nulla, Roberta, non mi è successo nulla : sarò un po' esaurita perché studio e scrivo molto, ecco tutto"
Così si difese Cecilia che non aveva intenzione di rivelare i propri sentimenti a nessuno, neanche alla sua migliore amica; un po' per pudore, un po' per scaramanzia, non le aveva detto nulla della sua storia, ed ora non le sembrava il caso di rivelare tutto.
Molte volte aveva sentito il bisogno di confidarsi con Roberta, di chiederle un consiglio, ma non ne era mai stata capace: un blocco interiore le impediva di scoprirsi totalmente, di rivelare i sentimenti più intimi...ma ora ciò le pesava addosso come un macigno.
Oh! Quanto avrebbe voluto sfogarsi, piangere e farsi consolare, dividere il proprio dolore con qualcuno.
" Roberta, senti..." Cecilia stava per iniziare a raccontare la propria storia, ma...
" Che magnifico vestito! E costa poco! Se riuscissi a comperarmelo...cosa stavi dicendo, Cecilia?"
" Oh, nulla, nulla di importante" Il breve attimo è svanito e Cecilia, ancora una volta, no è riuscita a superare la barriera che la divide dal mondo.
Forse, la causa di tutto ciò risiedeva nella sua situazione famigliare: i genitori si erano divisi quando lei aveva soltanto due anni: suo padre era per lai una figura sfocata e distante, che aveva man mano diramato le sue visite limitandosi a versarle un assegno mensile; anche la madre si era risposata ed aveva avuto altri due figli da un altro uomo, per cui Cecilia si era sempre sentita sola, in disparte, un sovrappiù...fino a che la sua scelta di continuare gli studi lontano da Firenze, dove risiedeva sua madre, a Roma, non aveva ancora più accentuato tale distacco, per cui i suoi rapporti con
la madre erano ormai saltuari, legati ad argomenti pratici: Cecilia non aveva mai avuto una persona con cui condividere i propri sentimenti.
Anche Roberta, era una cara amica, ma non era veramente capace di ascoltare, presa dai suoi mille interessi e spinta dalla sua curiosità a guardarsi sempre intorno.
Forse per questo il legame creatosi con Gianni le era sembrato così importante ed unico: forse per paura di togliergli un po' della sua magia non ne aveva fatto parola con nessuno...ed ora ...era più sola di prima !
In agosto, comunque, avrebbe trascorso 15 giorni di vacanza con la madre e forse, da donna a donna, avrebbero potuto ritrovarsi; forse lei avrebbe avuto il coraggio di confidare la propria delusione d'amore...forse sua madre l'avrebbe capita! Ma perché,perché Gianni l'aveva piantata in asso all'improvviso? Tutto ciò che si erano detti erano state solo falsità da parte di lui?
Cosa c'era in lei che non andava? Aveva qualcosa che faceva fuggire gli uomini?
Finalmente erano arrivate alla Casa Editrice, e Cecilia ebbe la mente occupata per discutere di ricompense ( avrebbe avuto soltanto il 15% del totale, ma andava benissimo per iniziare... e, poi, ...magari avessero venduto almeno qualche decina di copie!) e di manoscritti ( si era impegnata a scrivere un nuovo romanzo entro dieci mesi e, se avesse preso piede, uno ogni sei mesi)

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